Nelle tenebre abbaia la verità


Compose una di quelle sue frasettine motivazionali, semplice, diretta e con quella vena apparentemente genuina di poesia e filosofia, quella con cui avrebbe dovuto come al solito far breccia nei cuori dei suoi followers, e dopo averla postata su Facebook si andò a fare la doccia. Il messaggio era accompagnato da una foto in cui mangiava il gelato, seduta sul divano di casa sua e con addosso il pigiama; l’aveva scattata qualche ora prima.

Uscita dalla doccia, neppure il tempo di asciugarsi completamente, e già stava con lo smartphone in mano a controllare se qualcuno l’aveva omaggiata con un like o un commento.
Niente.
Forse è ancora presto, pensò.
Si vestì e andò sotto casa a fare un giro con il suo cane. Era domenica. Una bella e fresca mattinata di sole.
Prese in braccio la bestiola e si portò davanti al cespuglio fiorito di un vicino parchetto per bambini.
Un’altra foto mentre faceva il gesto di avvicinarsi al suo muso per baciarla. Magari l’avrebbe utilizzata più tardi o l’indomani per un altro post.
Dopo circa una decina di minuti scarsi riprese in mano il telefonino per controllare le notifiche.
Niente.
Forse il suo pigiama aveva suscitato sdegno.
Eppure l’ho sbottonato solo quel tanto da risultare sexy ma non volgare.
Forse il pigiama non c’entrava nulla.
Controllò se c’era connessione. Poi le impostazioni.
Doveva trattarsi di quello.  Magari aveva inavvertitamente cambiato qualcosa, operando una modifica che impediva agli amici e agli altri utenti di commentare o addirittura vedere le sue importanti pubblicazioni.
Niente.  Anche lì sembrava tutto a posto.
Continuava a restare improbabile, tuttavia, molto strano quello le stava accadendo.
C’erano persone sempre connesse, come ilBrodeituoisogni92 o Spranga79, ad esempio, che un cuore ai suoi post lo mettevano praticamente all’istante.
Di solito, almeno nei primi dieci o quindici minuti, infatti, collezionava almeno una trentina di like.
Andò a controllare sul profilo di ilBrodeituoisogni92 se era effettivamente connesso.
Era connesso.
Fu quasi fantasticamente tentata d’inviargli un messaggio per sapere se poteva vedere il suo post, ma era qualcosa che realmente non avrebbe mai fatto.
Sorrise sdegnata e vergognandosi di se stessa.
Sbrigò velocemente alcune faccende domestiche, poi, e altre cose che doveva pur fare.
Anche se viveva da sola e cercando di mantenere sempre tutto in perfetto ordine, qualche mestieruccio ogni tanto la chiamava ad agire.
Ne approfitto, così, anche per fotografare una modesta pila di vestiti e altri tessuti appallottolati.
Un bel post ci sarebbe saltato fuori anche da quelli, più avanti.
Si arruffò i capelli e recitando un’espressione avvilita ne scattò poi un’altra ancora, un selfie più completo in cui si vedeva alle sue spalle anche l’asse da stiro.
A proposito… pensò.
E ridiede un’occhiata allo smartphone.
Niente.
Provò a spegnerlo e riaccenderlo.
Magari l’operazione avrebbe ripristinato il corretto funzionamento di Facebook; qualcosa che poteva risolvere il problema doveva pur esserci, dopotutto.
  
Niente.
Il suo post con il pigiama e la frasettina motivazionale risultava ancora, insopportabilmente, privo di like e reazioni.
Ma come cazzo è possibile??!
Cominciò a innervosirsi.
A volte la manutenzione di quella piattaforma poteva produrre simili disguidi. Era l’unica eventualità ragionevole che riusciva al momento a contemplare. Altre cose più terribili che gli venivano in mente, però, erano che qualcuno potesse aver clonato il suo profilo per farle dire o mostrare cose orribili. Magari era stato messo in rete qualcosa che le aveva rovinato la reputazione. Qualcosa che i suoi followers avevano visto, qualcosa di osceno creato a sua insaputa.
Allora si decise.
Pensò di mandare un emoji come messaggio privato a ilBrodeituoisogni92.
Se lui avesse risposto, naturalmente, avrebbe replicato che si era sbagliata inviandoglielo per errore.
Prese lo smartphone e, dopo aver cercato il suo nome, digitò nel sistema di messaggistica interna della piattaforma: "nhfthfhàhutttt98888ààdddk".
Che valutò come opzione migliore alla faccina, poiché  sembrava proprio come dovuto a una pressione o attivazione accidentale dello schermo.
Il messaggio venne aperto e spuntato subito, ma…
Niente.
Neanche dopo altri dieci minuti arrivò una risposta o richiesta di chiarimenti.
Andò, a questo punto, alla voce “Assistenza e supporto” e scrisse direttamente ai gestori.
Niente. Neanche dopo due ore.
Cercò su Google un numero verde per contattarli, allora.
L’operatore disponibile, con estrema gentilezza e rapidità, fece tutti i controlli del caso e provò a mandarle un messaggio sul suo profilo.
Il messaggio apparve subito e correttamente. Era tutto funzionante; non c’erano blocchi o altri problemi, quindi.
Il suo post, semplicemente, non aveva suscitato interesse.
Provò, allora, a crearne un altro.
La foto in cui stava per baciare il suo cane. Pensò.
Quella non potevano certo ignorarla.
‘Ste merde.
Chiese a ChatGpt di scrivere un pensiero sull’amore e l’amicizia fra esseri umani e animali; qualcosa di abbastanza dolce e profondo e che non apparisse melenso. Era troppo innervosita per farlo da sé, ma voleva comunque accompagnare l’immagine con almeno due righe di testo.
Dopo ventitré minuti dalla pubblicazione, come per il post precedente, non ci fu alcuna reazione.
Niente.
Niente di niente, maledizione!!!
Ricontrollò pure messenger. Anche il messaggio precedentemente inviato a ilBrodeituoisogni92 era rimasto senza risposta.
Si andò a lavare la faccia con acqua fredda e poi, dopo essersi data un paio di schiaffi per verificare se stava sognando, andò in cucina a mangiare un paio di barrette al cioccolato.
Poi altre due.
Niente: nessun "Pim!" o altro suono di notifica in arrivo.
Un’altra barretta, quindi.
Cercò il suo nome con l’icona lente, nella Home.
Non esistevano profili fake con il suo nome. Neppure post sconvenienti o stupidi che non fossero proprio i suoi.
Provò a caricare la foto con i capelli scompigliati e l’asse da stiro.
Adesso sono le 15:39, cazzo.
Guardò l’ora.
Alle sedici meno cinque, dopo aver atteso con grande sforzo, riprese lo smartphone per controllare.
Niente.
I post pre-pigiama erano arrivati quasi tutti a una media di 250 like.
Però anche quelli, valutò, si erano fermati. Cioè, ogni tanto capitava che anche le pubblicazioni precedenti continuassero a ricevere approvazione o commenti. Invece, ora…
Niente.
Se scrivo qualcosa di davvero orribile, però…
Pensò.
Magari reagiranno subito… La smetteranno di continuare a fingere che non esisto.
Era l’unica chance di dimostrare a se stessa che non stava avendo un qualche tipo di incubo. Dato che anche i sogni potevano simulare delle sensazioni fisiche come gli schiaffi che si era autoinflitta prima.
Se poi qualcuno avesse davvero risposto con indignazione o per segnalarla, lei avrebbe prontamente cancellato il post o  inventato una giustificazione. Tipo che un ladro si era impadronito dei suoi dati o del suo telefonino per piratare il profilo.
Ci meditò sopra qualche minuto e poi, avvolta da una nube nera di fitte maledizioni e turbamenti, nella barra “A cosa stai pensando?” scrisse con pacata ferocia:
“Andate tutti quanti a cagare fino a sprofondare nelle vostre stesse feci, luride e spregevoli teste di minchia che non siete altro! Voi e quella cazzo di libidine e curiosità malsana con cui siete sempre venuti a vedere e commentare i miei post.
Non ho mai, dico MAI, avuto bisogno della vostra fottuta approvazione, dei vostri fottuti like o commentini idioti.
Poteste bruciare tutti all’inferno, impiccarvi o scrivere le vostre insopportabili boiate altrove. Grazie!... Ne sarei immensamente felice.”
… E pubblicò.
Un secondo dopo, il silenzio.
Due secondi.
Tre.
Al quarto, la vibrazione, il suono della notifica.
Un like.
Pim!Pim!Pim!Pim!Pim!
Pim!Pim!Pim!...
Altri like a raffica.
Commenti, faccine. Cuori infranti. Vomiti digitali. Gif di applausi. Sticker con Norman Bates e Jason di Venerdi 13, galline che esplodono, ecc…
Era fatta. Nel giro di otto minuti il post aveva raggiunto 17400 visualizzazioni e 1200 reazioni.
C’erano anche lunghissimi e lusinghieri messaggi di gente particolarmente importante e conosciuta, come quelli di un predicatore del Wyoming, di un attore porno in pensione e di un famoso adotto dagli alieni.
Era un’apocalisse emotiva collettiva,  qualcosa di cui essere davvero fieri.
Andò di nuovo in cucina, tuttavia, e si avvolse la testa con un po’ di pellicola trasparente e di alluminio.
Sentì di doversi in qualche modo schermare anche dall’invidia e dai pensieri tossici che ne sarebbero presto conseguiti, ma soprattutto dal cane che stava dicendole qualcosa in latino.
Non sapeva se ridere, piangere o lanciarsi con grazia dalla finestra. Guardò lo schermo dello smartphone come in attesa di una sentenza. Il suo post motivazionale era ancora lì, silenzioso, ignorato come prima. Ma questo, il nuovo… Era già virale.
… Il morbo, la pura infezione di disagio che tutti bramavano.
Pim!
Squillo anche la notifica su Messenger.
“Sei una dea...” Aveva risposto ilBrodeituoisogni92. “Ti 
nhfthfhàhutttt98888ààdddk tanto tanto anch'io.”

Le avrebbero fatto bene altri due passi all’aria aperta, forse, o un ricovero immediato, ma decise invece di fotografarsi in quello stato e poi registrare gli strani versi del cane.
Attivò anche il microfono dell'applicazione IA che aveva installato per tradurre.
“Arrrrgh… Grrrr… In tenebris veritas latrat, et homo canem sequitur ad abyssum.” Credette di sentire.
Era tempo, forse, di tornare a frequentare qualche luogo di culto. Pensò. Oppure un posto che potesse salvarla da quel vuoto che stava esplodendo dentro di lei.
... Quel vuoto che era in ascolto.















"Nelle tenebre abbaia la verità" racconto di Fabio Cavagliano (2025)

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