domenica 14 giugno 2015

CONVERSANDO CON UNA MUMMIA


Racconto di Mauro Banfi


Primo gennaio 1764, Napoli.
Nel palazzo del Principe di San Severo, Raimondo di Sangro, c’era una stanza segreta, l’appartamento della Fenice, dove avvenivano misteriosi esperimenti occulti di alchimia e di magia.
Era da un anno che il Principe aveva assunto alle sue dipendenze l’anatomista siciliano Giuseppe Salerno, stipendiandolo con duemila ducati.


Sul tavolo anatomico il Salerno stava svolgendo dalle bende una mummia della VI dinastia, ritrovata nella vasta necropoli di Saqqara, a sud del Cairo, che risaliva a 4300 anni fa.
Disposte ovunque nell’ampia sala c’erano altre ventitré bare di legno, contenente altrettante mummie appartenenti allo stesso lotto della necropoli di Saqqara.


Nelle pareti della stanza segreta della Fenice, dove il Principe di San Severo cercava il segreto dell’immortalità, stavano rinchiuse in due nicchie protette da spesse lastre di vetro le sue tre “macchine anatomiche”, risultato di un terrificante esperimento condotto dal di Sangro in persona e dal Salerno.
Dentro le bacheche era possibile osservare tre orrendi scheletri che mettevano in mostra l’intero apparato circolatorio e il cuore.


Il primo era di un uomo di bassa statura e il secondo era quello di una donna alta e del suo feto*, incastonato nella cavità uterina. 
I tre poveretti che erano stati ridotti in quello stato terrificante, erano due servi del Principe di San Severo, un nano, il maggiordomo tutto fare Silvio Rapacciuoli, che venne avvelenato a tradimento durante la festa del suo compleanno, e la cuoca (ex prostituta) Artemisia Gentilini, amante del di Sangro, che era stata soppressa con un’iniezione letale dal Salerno nel sonno, mentre era incinta al settimo mese del Principe.

I due disgraziati non avevano parenti e nessuno venne a cercare i loro corpi.
Il nano, la serva e il suo feto erano stati sottoposti a un "processo di metallizzazione", secondo il quale era stato inserito nelle arterie dei moribondi  un liquido inventato dal Principe, da lui definito  il “Sangue dello Scarabeo”, che avrebbe reso solidi tutti i loro vasi sanguigni.  Il liquido era un composto di mercurio liquido e di natron, l’antico sale che serviva a conservare i corpi imbalsamati delle mummie egiziane, e l’intento era di provocare la resurrezione dei tre corpi mediante l’iniezione metallizzante. Nessuno di quei tre corpi era rinato dalla morte e in seguito, allora, i cadaveri erano stati scorticati e "aperti", privati degli altri organi, lasciando solo la struttura ossea con tutto il sistema circolatorio.


Dato che l'esperimento era stato eseguito su persone ancora vive, moribonde,  il sangue “metallizzato” in circolo era stato pompato dal cuore e si era diffuso in tutto il corpo e in questo modo tutto il sistema circolatorio si era cristallizzato, mettendo in evidenza tutto l’intricato sistema venoso e arterioso dei tre cadaveri.
Costruzioni anatomiche che il Principe aveva dipinto meticolosamente di rosso e di blu, seguendo con i pennelli il sistema circolatorio delle arterie e quello delle vene.
— E allora, dottor Salerno, siamo pronti a iniettare il “Sangue dello Scarabeo” alla mummia di Saqqara?
— E’ quasi mezzanotte, Principe. Sta per compiersi il Grande Anno*, e i sette pianeti del sistema solare torneranno ad avere la stessa posizione che avevano seimila e seicento e sessanta giorni fa. Come scrive Cicerone nel “De Natura Deorum” l’allineamento dei pianeti aprirà una finestra di mezz’ora dove i corpi morti possono risorgere alla vita.
— E noi aiuteremo questa mummia col nostro “Sangue dello Scarabeo”, in maniera da tonificare il suo cuore e il suo sistema circolatorio. Siamo sicuri, dottore, che questo cadavere non sia stato eviscerato e privato dell’encefalo con gli appositi ganci per l’imbalsamazione?
— Ho controllato con i miei precisi specilli, Principe. Queste ventiquattro mummie che vi siete fatto spedire dal Cairo, non hanno subito il processo di mummificazione, per motivi che gli archeologi non hanno al momento compreso.
Una splendida pendola inglese posta nella Sala della Fenice, dotata di suoneria delle ore sul quadrante cominciò a rintoccare la mezzanotte:
— Bong! Bong! Bong!
— Avanti dottor Salerno, al dodicesimo rintocco inietti il “Sangue dello Scarabeo”! — ingiunse il di Sangro al medico siciliano, posseduto da una frenetica eccitazione
— Bong! Bong! Bong! Bong! Bong! Bong!
— Meno tre, meno due…
— Bong!
— Si proceda con l’iniezione Salerno, avanti!
Il Grande Anno giunse a compimento, e il Salerno iniettò nel braccio incartapecorito della mummia la soluzione metallizzante. In breve il cadavere bendato  alzò il busto e con le dita scheletrite si strappò le bende dalla bocca, rivelando una chiostra di denti cariati e anneriti, ma stranamente affilati  a punta. Il suo gesto venne prontamente imitato dalle altre ventitré mummie.
Anche gli altri cadaveri non imbalsamati di Saqqara si erano levati dalle casse di legno e aspettavano in piedi che la mummia potenziata dal Sangue dello Scarabeo parlasse. Era evidentemente il loro capo.
— Il mio nome è Akhenaten, e sono il capo di questa banda di predoni assassini e cannibali del deserto, i Selkis*. Non avete notato il tatuaggio su ogni cassa di legno?


La mummia parlava in demotico egizio antico, e il Dottor Salerno, grande esperto di demotico fonetico, non aveva problemi a comprenderlo e a tradurre le sue parole al Principe.
— Come certo avrete notato non è stato praticato su di noi il sacro rito dell’imbalsamazione, comprendente l’eviscerazione e l’asportazione dell’encefalo, per impedire al nostro Ba*, l’anima immortale, di subire il giudizio di Osiride, per ricevere il premio o il castigo eterno. Siamo creature maledette, il nostro Ba è stato separato per sempre dal nostro Ka*, l’anima corporea, e vaghiamo senza pace e possibilità di giudizio per i millenni.

Il Principe di Sangro sbiancò in volto e portò una mano alla spada che portava sempre alla cintura, mentre il dottor Salerno estraeva di nascosto un affilatissimo coltello chirurgico da un cassettino presente nel bordo del tavolo anatomico.
— Vedo che siamo in buona, cioè cattiva compagnia, con altre anime nere come le nostre. Vedi, caro Principe dei miei coglioni putrefatti, noi mummie abbiamo un potere soprannaturale particolare, la telepatia.

Da quando mi sono risvegliato nel varco del Grande Anno, ci sono quelle altre tre disgraziate mummie che avete ucciso da vive, scarnificato e segregato in quelle bacheche di vetro, che mi stanno raccontando la loro storia terrificante. Passano i millenni ma niente è cambiato, l’uomo è sempre un cobra letale per l’ altro uomo. Ed è da cinque minuti che continuano a implorarmi: “Vendetta, vendetta, vendetta…”
Con uno scatto repentino il capo dei Selkis s’avventò al collo del Principe che, pur riuscendo a infilzarlo con la spada, non riuscì a frenare l’impeto di quel corpo morto. La mummia addentò il suo collo e strappò di netto tutta la porzione di carne dove scorreva il flusso pulsante della giugulare.
Raimondo di Sangro crollò sul pavimento in un lago di sangue, mentre altre mummie mordevano furiosamente la sua pancia, estraendone con le dita scheletriche i lunghi intestini, per poi rosicchiarli e divorarli.

Le altre venti mummie balzarono sul noto anatomista Giuseppe Salerno, strapparono i suoi arti uno a uno, li assaggiarono imbrattandosi di sangue le bende e poi cominciarono a mangiarli con evidente piacere.
Dentro le nicchie protette dalle lastre di vetro, le tre macchine anatomiche del Principe di San Severo sorridevano compiaciute.


-FINE-


- la Dea scorpione Selkis –

NOTE DELL'AUTORE

* Il feto della macchina anatomica che era una donna incinta è stato trafugato dal palazzo dei San Severo, pare da una setta esoterica del campano, per riti sconosciuti e innominabili.
* Il Grande anno o Anno cosmico (in greco μέγαςἐξιαυτός "grande anno") era una radicata concezione degli antichi greci, che rientra in quella più generale delle età del mondo, e consiste (nella sua forma più comprensiva) nella convinzione che la storia dell'universo è costituita da cicli di formazioni e di distruzioni che si ripetono periodicamente, secondo una legge fatale che si crede (non sempre, però) determinata da avvenimenti astronomici. In generale, si ammette in tal caso che un nuovo periodo incominci quando il Sole, la Luna e i pianeti noti agli antichi occupano di nuovo la posizione che avevano insieme nel cielo all'inizio di quello precedente. 
* Selkis era, nella religione egizia, la dea scorpione della magia.
Dea funeraria insieme a Iside, Nefti e Neith, aveva il compito di proteggere uno dei vasi canopi: Qebeshenuf, dalla testa di falco, che conteneva gli intestini. Era rappresentata con l’immagine stilizzata di un pungiglione di scorpione sul capo e più raramente con l'immagine di un scorpione con il volto da donna.
* BA e KA: Nell'antico Egitto l’anima era ritenuta immortale; comunque, si credeva che anche il corpo umano dovesse essere conservato affinché l’anima potesse tornarvi e servirsene all’occorrenza. Per questo gli egiziani imbalsamavano i loro morti.
Gli egiziani ritenevano che l’uomo avesse due anime: Ba e Ka. Una di queste (Ba) si presentava davanti ad Osiride per ricevere un premio o una punizione; la seconda custodiva il corpo nella tomba a condizione che questo non si fosse deteriorato. Per questo motivo gli egiziani eseguivano la mummificazione, mediante l'asportazione di tutti gli organi interni tranne il cuore, che doveva essere pesato da Osiride nel giudizio finale.



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