domenica 3 aprile 2022

In missione per conto di Zeus



 Racconto di Mauro Banfi

Un giorno notai uno straniero mettermi della pubblicità dentro la cassetta delle lettere.
Probabilmente un immigrato, un rifugiato, qualcuno che scappa da qualcosa o che cerca...cosa?
Si appoggiò al cancello e mi guardò, in attesa di essere invitato.
Così lo chiamai:" entra, se vuoi, ma sai come sono i tempi, staremo sul balcone..."
Entrò lentamente, in silenzio, e si sedette al tavolo e gli versai da bere del tè verde.
Lo sorseggiò appena, mentre gli chiedevo: "Come ti chiami?"
Mentre beveva si scostò lievemente dal suo collo il giubbotto che indossava, e riconobbi distintamente l'attaccatura di un paio di grandi ali.
Lui mi guardò senza rispondere, e mi comunicò con il suo sguardo una profonda bellezza.
"Sì, mi hai riconosciuto, sono Ermes, il dio che ti conduce a tutti gli dei: l'angelo, lo psicopompo, il mutamento rapido, la leggerezza profonda".
"Qual'è la tua missione, divino messaggero?": gli domandai emozionato.
"Sono in missione per conto di Zeus, ancora una volta dobbiamo fermare quel demone di Ares,devastante, sanguinario, diroccatore, ancora alle prese con il suo fallo sempre diritto e la sua guerra fine a se stessa.
Ah, Zeus non lo ama, come poi non lo amavano gli Ateniesi che tanto tu ami, che preferirono espandersi con le navi sul mare invece di conquistare militarmente nuove terre.
Lo so, dovrebbero essere di esempio a tutti gli uomini ma loro preferiscono il rozzo, sovranista, ignorante Ares.
E sono in maggioranza, e per voi figli di Ermes e di Atene le cose si mettono male.
Comunque il mandato di Zeus il Destinante è di fermare i nuovi casini di Ares in Ucraina e in Russia.
Ah, Zeus ce ne ha proprio le palle piene e come sai lui non sopporta di stare in quella condizione.
Mi ha chiamato, imprecando dall'Olimpo contro Ares:

   "Tu sei per me il più odioso tra gli dei che abitano l’Olimpo:
   hai sempre in testa risse, zuffe, battaglie, mi hai proprio rotto le palle!
Ermes, ferma quel brutale demone, sempre col fallo dritto per manifestare al mondo il suo centimetro di glande in più!... E come sai, se non riuscirai nella missione, qua sull'Olimpo dovremo disconoscerti, come avviene da millenni..."

"E come lo fermerai, giocoso, gioioso messaggero?"
Mentre mi raccontava del mandato del possente Zeus Destinante mi sentivo bene, felice, realizzato.
Ah, la mia anima è sempre in movimento e non può non amare la velocità e i capovolgimenti di fronte, le fughe in avanti e le ritirate dello Psicopompo. C’è un fondo infantile e innocente in lei. Sa di essere il punto di congiunzione tra il divino e l’umano, l’anello che ci tiene legati alla Terra e al Sole. Lo sente, e non vuole per questo troppe responsabilità, non vuole portare pesi, vuole essere leggera, volare. Come una messaggera tra il visibile, che è il mondo, e l’invisibile, che è lei stessa. Vuole giocare.
Ah,Ermes, sei come Stephen King, ti ascolterei e ti leggerei per mesi interi!

"Ancora una volta lo fermeranno Persefone e Afrodite, quelle due belle gnocche...pardon Zeus Destinante, bellezze dell'Olimpo e dell'Ade.
Sto per andare a prenderle per mano -e speriamo siano generose e anche loro mi diano gioia...- e ancora una volta saranno loro a placare la furia insaziabile di Ares.
Sarà ancora una volta Afrodite la strafig...pardon, la Splendida, a salvarci, alleata a Persefone, la graziosissima, così sexy nel suo completo attillato in nero; le due Dee dell'amore e della rinascita che sanno la strada per uscire dal mondo delle tenebre. E sarà di nuovo Primavera. L’inizio dell’amore ha qualcosa che viene da lontano, dall’origine dell’universo.
Amare, sentirsi amato, sentire scorrere una corrente misteriosa di energia chimica tra Lui, il terribile Ares, e un altro essere divino come Afrodite... a cui niente lo legava prima, e che resta incomprensibile nel suo accadere -i contrari che si attraggono, mistero dei misteri -, quasi inattingibile per Lui e le sue armi, se non attraverso i sensi e la sensualità, tutto questo -dopo vari orgasmi - lo renderà mansueto, come avviene da secoli; la sensazione che esiste una forma, labile quanto si voglia, di felicità o perlomeno di rispetto di se stessi, almeno dopo l'amore con le Dee, lo terrà incatenato in un letto sfatto."

Com'era venuto Ermes passò e volò via verso la sua missione.
Zeus Destinante è più antico del Sole e della Luna, l'occhio umano non può scorgerlo, parola umana non può descriverlo: eppure suo Figlio Ermes, profugo, straniero, bellissimo che varca muto la soglia di casa mia e viene a bere del tè verde con me, narrando le sue missioni meravigliose, è lo specchio della mia anima.




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2 commenti:

  1. «Marcio davanti a un mondo martirizzato, un esercito per la lotta
    Parlo di grandi giorni eroici, di vittoria e potenza
    Tengo uno stendardo intriso di sangue, ti esorto ad essere coraggioso
    Ti conduco al tuo destino, ti conduco alla tua tomba
    Le tue ossa costruiranno i miei palazzi, i tuoi occhi inchioderanno la mia corona
    Perché io sono Marte, il Dio della Guerra, e ti abbatterò.»

    Mi pareva di sentire risuonare le spietate linee di basso e l’incalzante latrato dei Motörhead in "Orgasmatron", leggendo questo brano di speranza, di salvezza, di amore che può abbattere qualsiasi barriera eretta dall’odio, dall’egoismo e dalla smisurata sete di potere.
    L’amore, che può prosciugare quel fallo perennemente eretto, potendo così fare ammosciare questo e – contestualmente – le insulse, distruttive e oscene pretese bellico-politiche che dilaniano, ahi noi, non solo l’Europa (pare che in molti benpensanti si siano svegliati il 24 febbraio 2022 e non abbiano mai visto scene di guerra in vita loro – ed è impressionante vedere ragazzi e adulti che, battendosi il petto davanti alle telecamere, si struggono esclamando: «Mai visto tutto questo orrore! È inconcepibile che accada ancora nel 2022! Sembra di rivivere il tempo dei nostri nonni, le guerre mondiali, ma com’è possibile!»… evidentemente non devono mai aver aperto un giornale, cartaceo o digitale che sia, né visto un TG, e forse usano Internet e la TV soltanto per soddisfare il loro ego selfiemaniaco o i loro appetiti coprofili da reality), ma il mondo intero, a ogni latitudine e longitudine, inzuppando la terra di sangue fraterno, senza scopo, senza senso, senza ritegno alcuno; senza quel rispetto per sé stessi, senza l’amor proprio, di cui parla il tuo Ermes.

    Ciao, Maurone, auguriamo gioia a questo mondo abbrutito… ma forse salvabile?

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  2. ERRATA CORRIGE (Per Peppe e Fabio):

    Questo commento sostituisce quello sopra fatto per prova, che è pieno di refusi e incongruenze e appena è possibile può essere cancellato, grazie

    Grandissimo Peppe: un commento bello e profondo ed emozionante tanto quanto il bellissimo disegno introduttivo di Fabio.
    E con grande intuito hai centrato il cuore del pezzo: il rispetto per se stessi.
    Tanti anni fa decisi di fare l'obiettore di coscienza (come il nostro mitologico Pierino Pelù), quando quella scelta comportava un'esperienza alla soglia del masochismo di diciotto mesi e persecuzioni sociali varie; ma comunque mai nessuna mia scelta fu più azzeccata di quella e benedico ognuno di quei giorni.
    Mi decisi in tal senso dopo aver letto il Demian di Hermann Hesse (in quel periodo giovanile lessi anche il Moby Dick di Melville e IT di King dove avveniva più o meno la stessa presa di consapevolezza) e in particolare quel passo che dice:
    "Quando odiamo un uomo, odiamo nella sua immagine qualche cosa che sta dentro di noi".
    Con quel romanzo Hesse, sotto la pressione della devastante esprienza dell'assurda prima guerra mondiale(tutte le guerre sono sempre e comunque assurde!) rinnovava se stesso e il suo stile di scrittura.
    In quel momento aveva un grande successo "pop" come scrittore romantico e preambientalista ante litteram, ma il fragore delle bombe e il sangue versato in modo insensato lo spinsero a scendere nel profondo.
    E insieme a Jung vide che dobbiamo guardare prima a quello che succede nello specchio della nostra anima, e non confondere le nostre paure e le nostre miserie con l'essere delle altre persone, in termini tecnici, dobbiamo imparare a smettere di "proiettare".
    La lettura dei libri e la cultura mi hanno insegnato questo profondo pacifismo: non prendermela con gli altri per responsabilità e paure mie.
    Da allora sono passai decenni ed ho ripetuto ad ogni essere umano che ho incontrato questo mantra: leggete Demian, Moby Dick e IT e non fate casino con le immagini del vostro specchio psichico e sopratutto non confondete gli altri con le vostre emozioni e i vostri pensieri "difettosi".
    Solo in questa presa di coscienza possiamo trovare l'ultima speranza di pace, prima dell'annientamento del genere "degenere" umano.
    Abbi gioia e un abbraccio, caro amico

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